Ricordo di don Renzo Caserotti

Cavalese, 11 maggio 2024

Ricordo di don Renzo Caserotti

Chiesa di San Vigilio ore 18.30 –  S. Messa in suffragio

Quando don Albino mi ha chiesto se me la sentivo di ricordare don Renzo in questa Messa, ho pensato che la persona giusta per farlo sarebbe stata mia mamma. Mia mamma e don Renzo infatti, si sono incontrati e secondo me si sono riconosciuti, istaurando un rapporto figliale che ha arricchito loro e le nostre famiglie.

Don Renzo è stato parroco di Cavalese dal 1995 – 2008, ha vissuto con noi e guidato la nostra Comunità in momenti gravi della vita del nostro paese (come ricordato in questi giorni), ma soprattutto ha incontrato persone, famiglie, coppie in crisi. C’è stato.

Nel 2003 durante l’incendio del tetto della Parrocchia, alcuni di noi erano nel Santuario della Madonna Addolorata, dove i soccorritori, avevano iniziato a portare alcuni arredi sacri per metterli in salvo. I pompieri, ad un certo punto,  hanno vietato l’ingresso in Parrocchia per il pericolo di crolli, don Renzo è entrato lo stesso e ha recuperato l’Evangeliario. In questo gesto c’è molto di lui, del suo essere pienamente inserito nella storia della Chiesa, che ben si riassume nella volontà di salvare la Parola, per tramandarla ma soprattutto per annunciarla.

Don Renzo ha annunciato la Parola a noi: “qui e ora”, alla nostra vita.

Non si è trattato di un annuncio astratto ma pienamente inserto nel nostro presente.

Don Renzo è stato un “profondo intenditore” della Parola di Dio. L’ha studiata, approfondita e gustata finché le forze glielo hanno permesso. Negli ultimi giorni in particolare ripeteva a memoria il Prologo al Vangelo di San Giovanni, lì c’è tutto diceva.

Nella citazione tratta dall’omelia di Pasqua di quest’anno riportata nel ricordo a disposizione di tutti, si legge: “è risorto per te, per la tua vita, non per il tuo domani. Perché oggi abbiamo bisogno di risorgere”.  Quel “non per il tuo domani” non è un errore di trascrizione, ha detto proprio così, significa che la parola che annuncia la risurrezione di Gesù “parla” e agisce nell’uomo di oggi. Qui e ora.

Nel ricordo è riportata inoltre, una citazione tratta dal profeta Geremia: “Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca e il Signore disse: ecco, ti metto le mie parole sulla tua bocca” (Geremia 1,9). Don Renzo ha scritto: “questa è stata la lettura del giorno della mia ordinazione. Così ho detto al Signore: se mi hai chiamato su questa strada o mi metti le tue parole sulla tua bocca o vedi tu”. Sappiamo com’è andata.

Oggi voglio ricordare don Renzo uomo profondamente libero. Dotato di grandi talenti: sapeva disegnare, dipingere e sciare (era un po’ spericolato), sapeva soprattutto dire le cose giuste al momento giusto, magari con una battuta. E’ stato libero fino alla fine. Ancora, nell’omelia di Pasqua di quest’anno, della Risurrezione ha detto: “nessuno l’ha vista, è significativo che il Signore faccia cose grandi, straordinarie, nella maniera più umile, perché non vuole forzare la nostra libertà”.

Nel 2022 già malato ci siamo incontrati, come spesso è accaduto, in occasione del suo compleanno, nel corso di una bella conversazione mi ha detto: “La Chiesa è libera, se non è libera non è di Cristo”.

Un uomo libero, in una Chiesa libera.

Eucarestia significa letteralmente “rendimento di grazie”, ciascuno di noi in questo momento ha il suo grazie nel proprio cuore.

Io ringrazio don Albino per avermi dato la possibilità di ricordare il mio amico don Renzo. Ringrazio Ornella Bonelli con cui abbiamo condiviso parte di questa storia e con lei Rosa Demattio, Giacomo e Maria Nardelli, Emanuele e Meri Lamacchia e Anna Rosa Moser.

Mia mamma negli ultimi tempi diceva a don Renzo: “ti ricordano  e pregano per te in tanti” lui rispondeva: “di loro che gli abbraccio tutti”.

Nel 2022 durante i primi mesi della sua malattia è svenuto mentre concelebrava la Messa domenicale, è stato elitrasportato all’ospedale di Cles, quando si è ripreso la sorella Rosa gli ha detto: “Renzo, avresti potuto morire”, lui ha risposto: “sarei passato di Pasqua in Pasqua”.

Chi l’ha avvicinato durante tutta la malattia ha incontrato una persona profondamente consapevole e profondamente serena.

Il 7 aprile scorso, nonostante i medici lo sconsigliassero, don Renzo è venuto a Cavalese a salutare mia mamma. E’ stato un momento sereno e ricco di bene. Quando si sono salutati, sapevano entrambi che sarebbe stata l’ultima volta, si sono abbracciati come sempre e lui gli ha detto: “grazie di tutto”.

Anch’io concludo così: “grazie di tutto”,

“di Pasqua in Pasqua” don Renzo.

Giovanna Siviero

Ciao Don Renzo

Seme gettato nel mondo, figlio donato alla terra, il tuo silenzio custodirò”, questi i primi versi della canzone che ti dedichiamo.

Terremo nel cuore, tanto i tuoi intensi silenzi, quanto le tue preziose riflessioni, non solo ascoltate e meditate durante le tue omelie ma anche nei tanti momenti passati assieme.

Ricordiamo, in particolare, il tuo essere guida durante il nostro viaggio a Londra, il tuo entusiasta supporto al nostro recital “Il quarto Re” e, comunque, la tua presenza nelle varie occasioni di ritrovo e svago come le pizzate e le uscite in baita.

Il coro “Voci di San Sebastiano”, che tu hai fatto nascere, ti ricorderà sempre con tanto affetto.

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